Recensione “Fathomfolk. Il popolo degli abissi” di Eliza Chan

Ho ricevuto questo libro in omaggio da Ne/oN per redigere una recensione onesta. Il ricevere una copia gratuita non ha influenzato in alcun modo la mia opinione sul libro o sui contenuti della mia recensione.

Recensione “Fathomfolk. Il popolo degli abissi” di Eliza ChanFathomfolk. Il popolo degli abissi di Eliza Chan
Serie: Drowned World #1
Pubblicato da: Ne/oN il 04/09/2024
Generi: Fantasy
Pagine: 416
Formato: ARC
Fonte: Ne/oN

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Recensione senza spoiler

Mira, mezza sirena e mezza umana, vede nella sua promozione a capitana della guardia di frontiera un’opportunità per riformare la società e farsi ascoltare dal Consiglio, di cui fa parte il fidanzato Kai – un drago acquatico – e abbattere le leggi che reprimono i poteri del popolo degli abissi, costringendolo a subire in silenzio. Guadagnare fiducia e rispetto degli umani, però, è difficile, soprattutto a causa del gruppo sovversivo dei Riflussi, che incita le masse alla violenza.

Nami è la sorella di Kai: ha un’opinione su tutto, è decisa a lottare contro le ingiustizie subite dal suo popolo e si getta a capofitto nella lotta anti-umani del gruppo estremista. Ma persino Nami è costretta a rendersi conto i suoi nuovi amici non sono ciò che sembrano. Sia lei che Mira dovranno decidere se il costo del cambiamento vale davvero la pena, o se Tiankawi debba essere destinata a sprofondare.

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Fathomfolk – Il popolo degli abissi” di Eliza Chan è un libro che ho letto in versione ARC ottenuta gratuitamente grazie alla casa editrice. Purtroppo, non sono riuscito a completare la lettura e ho abbandonato il libro al 26% perché, arrivato a questo punto, ancora non avevo trovato nulla di veramente apprezzabile. La lettura era diventata uno sforzo, portata avanti più per dovere che per piacere. Alla fine, leggo per piacere, non per lavoro, e mi sembra giusto non finire quei libri che, data una giusta quantità di tempo, non mi soddisfano.

Fathomfolk” è narrato in terza persona con tre diversi punti di vista (POV). I cambi di POV avvengono a ogni capitolo, che sono brevi, e questo rende la narrazione un po’ confusionaria. Ho faticato a seguire ciò che succedeva, poiché i tre personaggi partono in modo differente, moltiplicando così i luoghi, i nomi e i pensieri da tenere a mente. Questo rende difficile mantenere il filo della storia.

Politica e la critica sociale sono elementi fondamentali nel libro, il che può essere un punto positivo o negativo a seconda del lettore. Personalmente, per me è stato indifferente, né un pro né un contro significativo.

L’uso di troppi nomi ignoti senza spiegazione adeguata mi ha causato un po’ di frustrazione. Termini come dratsie, kelpie, chinthe, tori acquatici tarbh uisge, jangjamari vengono introdotti senza contesto, lasciando il lettore confuso, senza un’immagine mentale chiara di ciò che dovrebbe vedere. Forse nella versione finale del libro sarà presente un glossario, ma rimane il fatto che in un romanzo di narrativa la spiegazione dovrebbe essere presente nel libro stesso, senza far affidamento a un glossario.

Arrivato al 26% del libro, non era ancora chiaro quale fosse l’obiettivo finale dei protagonisti né quali difficoltà avrebbero dovuto affrontare. Sembrava un’introduzione infinita, senza una direzione precisa o un climax in vista. Questo ha ulteriormente diminuito il mio interesse e la mia motivazione a proseguire la lettura.

In conclusione, “Fathomfolk – Il popolo degli abissi” di Eliza Chan non è riuscito a catturare il mio interesse. La narrazione confusionaria, la mancanza di un chiaro obiettivo e l’uso di termini non spiegati hanno reso la lettura più uno sforzo che un piacere.

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