Recensione “Così giocano le bestie giovani” di Davide Longo

Recensione “Così giocano le bestie giovani” di Davide LongoCosì giocano le bestie giovani di Davide Longo
Pubblicato da: Feltrinelli il 24/05/2018
Generi: Thriller
Pagine: 327
Formato: Copertina Flessibile

Recensione senza spoiler

Fine estate 2008. Durante i lavori di un cantiere ferroviario nelle campagne intorno a Torino vengono alla luce le ossa di un uomo giustiziato con un colpo alla nuca. Un omicidio, quindi, ma gli scavi rinvengono altre ossa, altri crani. Uomini e donne uccisi nella stessa maniera. Dodici. Una fossa comune. Questa è l'idea che si fa Arcadipane, il commissario a cui è affidato il caso, prima che una task force specializzata in fosse della Seconda guerra mondiale si precipiti sul posto per requisire i reperti e farsi carico delle indagini. Arcadipane potrebbe accettare gli ordini dall'alto e farsi da parte, concentrandosi sulla sua crisi di mezz'età, i problemi in famiglia e quella "luccicanza" che l'ha servito per trent'anni di onorata carriera e che ora sembra essersi dissolta, ma qualcosa in quelle ossa non lo convince. Come non lo convince un oggetto trovato vicino ai corpi: il bottone di un paio di jeans che non può risalire all'epoca della guerra. Arcadipane decide così di portare avanti un'indagine parallela e sotterranea, per cui avrà bisogno di Isa, la giovane agente che ha segregato in un commissariato di periferia per insubordinazione, e del suo vecchio capo, amico e mentore Corso Bramard. Insieme porteranno alla luce una trama sovversiva così estesa da sembrare inconcepibile in una nazione civile e democratica. Un tentativo di cambiare il corso politico del paese avvenuto nel silenzio. Ma si tratta poi davvero di un segreto?

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Riassunto brevissimo

Viene trovata una fossa comune, il protagonista indaga per i fatti suoi perché non si fida. Pian piano scopriamo i fatti che hanno portato a quei morti.

Recensione

Ultimo libro di Davide Longo, insegnante alla Scuola di scrittura Holden (e si vede).

Il racconto è diviso in tre parti: presente, flashback con diverso protagonista e ritorno al presente con entrambi i personaggi. Questa scelta aiuta molto per due motivi: il cambio temporale aiuta a comprendere meglio la storia nella sua completezza, mentre il cambio di protagonista dà una ventata d’aria fresca, come se fosse un racconto nuovo.

Il primo capitolo è estremamente difficile da leggere, si capisce ben poco e si perde in cose inutili. Superato questo masso si nota un cambio drastico, il testo scorre più in fretta e si legge con più piacere. L’autore usa bene le parole per descrivere ambienti, personaggi e scene, cosa che adora fare in modo quasi esagerato. I periodi sono infatti molto lunghi e complessi, cosa che potrebbe non piacere a qualche lettore. Personalmente, dopo circa 40 pagine ci ho fatto l’abitudine, ma credo sia corretto farlo presente.

Nella prima parte un po’ di volte l’autore se ne esce con parolacce totalmente a caso. Ora, io non sono uno che si scandalizza per due volgarità, solo mi fa molto strano (e non sta nemmeno bene) trovare, durante una lettura normale, frasi come “[…] il sabato c’è mercato tutto il giorno e in tutti gli altri momenti non c’è un cazzo“. L’avesse detto un personaggio in un dialogo nessun problema, ovviamente, ma il punto è che in questi casi è il narratore stesso a usare in modo casuale e non consono al resto del discorso queste volgarità. Questo accade qualche volta nella prima parte, poi l’autore se ne dimentica e per fortuna finiamo il libro senza vederne altre . Il tutto mi ricorda La paranza dei bambini di Roberto Saviano, dove avevo riscontrato la stessa situazione.

Durante il racconto principale, quello dedicato all’indagine, si affiancano piccoli scorci della vita del protagonista, il tutto in modo discreto, mai invadente o esagerato. Alla fine, senza accorgersene, lo si conosce e si lega molto con lui. Questa cosa l’ho apprezzata molto e credo che sia uno degli aspetti della narrativa più difficile: creare personaggi credibili e veri senza annoiare il lettore, o senza che egli se ne accorga.

SPOILER SUL FINALE:

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C’è un finale? No perché a me pare che non ci sia. La storia non viene mai spiegata troppo bene, rileggendo e capendo un paio di cose si può vedere il quadro completo. Alla fine il caso comunque non viene riaperto o riesaminato, tutta l’indagine è stata fine a sé stessa e senza dei risultati veri e propri. Nelle ultime pagine la ragazza del tizio del rivetto spiega alcune cose, e poi? Tutti felici perché la moglie del protagonista ha deciso che il marito è ‘rinato’. Questo io non lo considero un finale degno del termine.

Edizione

Senza infamia e senza lode. Mi piace molto la copertina, lucida e flessibile, anche se non rispecchia per nulla il libro: zero azione, zero violenza, zero cani e zero uomini con le braccia pelose. Sono rimasto abbastanza deluso.

Conclusioni

Un libro che scorre bene, con personaggi interessanti ma con una storia mediocre. Niente di eccezionale.

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